
ANNI ’90: QUANDO IL TENNIS E IL MONDO VISSERO UNA CONFLUENZA GENERAZIONALE
1989, era appena crollato il muro di Berlino e finalmente le ultime briciole della seconda guerra mondiale erano state spazzate via definitivamente. Non c’erano più né limiti e né confini, il mondo respirava aria nuova. Un fresco vento di ottimismo circolava senza più che nessuna barriera potesse fermarlo. Con il rilascio delle vecchie tensioni, era l’ora del cambiamento, era l’era degli anni ’90. Quel decennio, antesignano dell’oggi, è stato l’ultimo ad avere uno stile, un carattere ben definiti. Moda, musica, tecnologia, cavalcando l’onda positiva della fine degli anni ’80, tutto evolveva velocemente creando una società diversa, immersa nei beni e nel benessere. Il nuovo si andava ad amalgamare al vecchio, creando “i favolosi anni ’90” che dunque sono stati un decennio che vale la pena di ricordare sotto tutti i punti di vista, anche quello tennistico.
AGASSI – SAMPRAS
Probabilmente con gli Europe in un orecchio (per via dei capelli cotonati) e i Red Hot Chili Peppers nell’altro (per via dei Jeans larghi e del suo temperamento ribelle), fece capolino così, negli anni 90, l’estroso americano di origine iraniane, Andre Agassi. Contrapposto a lui, Pete Sampras. Anche lui statunitense, ma di origini greche, aveva la classicità nel sangue. Quasi certamente nel suo walkman scorrevano note più calme e riflessive come un buon blues di B.B. King.
L’ emblema della decade è stato sicuramente la rivalità tra i due connazionali. Il loro antagonismo ha riacceso l’ interesse del tennis al grande pubblico non solo per la loro bravura ma sicuramente anche per i due ruoli contrapposti che rappresentavano. L’uno, Sampras, era tutto “casa e tennis” e rifletteva in campo il suo carattere pacato con un classico serve and volley e un diritto piatto potente. L’altro, “tutto ribellione e poco tennis” dalla personalità controversa, amava e odiava questo sport e ciò lo mostrava anche sul terreno di gioco: non effettuava mezzi colpi ma piuttosto attaccava sempre dal fondo, facendo correre il suo avversario come una pallina da flipper.
Pete e Andre erano due figure amate proprio perché opposte e interpretavano la nuova società che si stava creando. Da una parte il legame alle origini, il classicismo, il convenzionalismo e il perbenismo che trovavano i loro rappresentati nelle boy and girl band costruite a tavolino, nella musica pop e nel benessere che stava prendendo piede. Dall’altra il progresso, l’anticonformismo, la ribellione che trovavano i loro esponenti nella musica punk, metal, grunge e soprattutto nelle prime tecnologie come il computer, oggetto dalle peculiarità controverse. Con l’avvento di internet poi, si allargava la conoscenza ma al contempo venivano catapultate le menti dei più giovani dentro realtà inesistenti, provocando conseguenze tutt’ oggi palpabili e vive più che mai.
Ovviamente il tennis, negli anni ’90, non era costellato solo dalle battaglie interminabili dei due americani.
CONNORS
Calpestava ancora i campi Jimi Connors, l’americano famoso per il rovescio a due mani, che iniziò la carriera nel 1970 e si ritirò nel 1996 alla veneranda età di 44 anni. Probabilmente legato ai suoi tempi, prima di scendere in campo ascoltava Heroes di David Bowie. Forse perché un po’ un eroe lo era, soprattutto per coloro che erano insofferenti alla disciplina imposta dal galateo tennistico. Fu uno dei primi a compiere atti antisportivi tanto che all’inizio era mal visto dai più, ritenuto piuttosto antipatico e scontroso. Forse però senza di lui non sarebbero venuti fuori i caratteri di Ivan Lendl e John McEnroe che del loro temperamento irascibile ne hanno fatto un marchio di fabbrica. Anche questi ultimi due nella prima metà del decennio, continuavano a fare le loro belle sceneggiate con scatti d’ira, ululando all’arbitro e al pubblico come lupi mannari durante la luna piena: chissà quante volte avranno ascoltato Thriller di Michael Jackson.
BORG
A tornare sul campo e a sparare le ultime cartucce fu il glaciale e il nostalgico, voleva giocare con le sue arretrate racchette da tennis in legno, Bion Bjorg. L’insuccesso fu totale, probabilmente la colonna sonora della sia vita passò dalla music dance, per i numerosi festini a cui partecipava con tanto di eccessi sfrenati, alla musica malinconica, delle tinte apatiche legate agli anni ‘70, di Lou Reed.
BECKER
Gli anni ’90 videro anche la celebrazione di un tennista di eccellenza: il tedesco Boris Becker. Con lui arrivò un “vento di cambiamento” – verosimilmente poteva essere un fan degli Scorpions, germanici come lui, che cantavano proprio “Wind of Change”. Infatti fu uno dei primi a dare l’avvio ad un tennis più moderno, con caratteristiche legate alla potenza e all’irruenza, ma legato comunque ad una certa raffinata canonicità. Una delle sue maggiori caratteristiche furono i “tuffi” da acrobata esperto.
EDBERG E CHANG
Questi anni furono i migliori per Stefano Edberg. Il tennista svedese aveva un servizio elegante, tanto da divenire logo degli Australian Open, e un rovescio incisivo sia da fondo campo che a rete.
Anche se, in diverse occasioni, ha dimostrato di saper vincere match importanti essendo anche indietro, rispetto ai suoi rivali, come Becker, Lendl o Jim Courier, è sempre stato considerato uno scarso lottatore. Un po’ come la tranquilla musica pop – forse era fan degli ABBA suoi connazionali – da buon svedese aveva un carattere mite ed era sempre corretto. Questo lo distingueva dai tanti leoni che bazzicavano i campi in quel periodo.
Altro tennista dal temperamento calmo ma veloce in campo come un ghepardo, fu l’americano, di origini taiwanesi, Michael Chang. In grado di recuperare qualsiasi palla, sembrava correre al ritmo di “Children” di Robert Miles, musica dance tanto in voga negli anni ’90. Chang ebbe due primati: fu il più giovane giocatore ad aver vinto il Roland Garros – 1989 a 17 anni e poco più di tre mesi – e il primo a mangiare banane durante le pause.
COURIER E ALTRI
In quegli anni a battersi c’era anche Big Jim, ovvero Jim Courier. L’americano, considerato il miglior giocatore del mondo nel periodo 1991-1993, faceva un eccellente gioco da fondo campo ma fu famoso anche per la sua indole irosa. Probabilmente da buon americano ascoltava le canzoni “arrabbiate”, di genere hip hop, di Eminem.
Ovviamente il tennis degli anni ’90 era costellato di molti altri validi giocatori, tra i tanti è d’obbligo ricordare il croato Goran Ivanisevic e il russo Evgenij Kafel’nikov.
Inoltre in quegli anni si affacciarono anche gli spagnoli, uno su tutti Carlos Moya, che al ritmo di Enrique Iglesias molto in voga in quel periodo, innovarono il tennis con un estremo dritto in top spin, colpo che trova la sua massima espressione, qualche anno dopo, in Rafael Nadal.
Infine un appena 17enne fece capolino tra i professionisti nel 1998: l’immenso Roger Federer. Capelli già piuttosto lunghi: stile figlio di uno rock romantico, alla Jon Bon Jovi.
Insomma gli anni ’90 hanno visto un missaggio di stili, di mode, di musica dove il vecchio e il nuovo trovarono un punto di incontro e fu anche un decennio di passaggio in senso tennistico. Una confluenza generazionale che andava dalle stelle che brillavano già alla fine degli anni ’70 come Borg e McEnroe, passando poi per Agassi e Sampras, arrivando a primi successi di Federer che tutt’oggi è decisamente ancora uno degli astri più luminosi nella costellazione del tennis.
Mentre momenti di amarcord tornano alla mente, sotto passa “L’amour toujours” di Gigi d’Agostino perché quando ti innamori del tennis, l’amore è per sempre.
I. B.


circuito. L’americano era avanti 2 set a 1, il rumeno cominciò a perder tempo e a protestare contro l’arbitro che gli dette il penality game. Nastase si arrabbiò ancor di più e decise di non servire. L’arbitro spazientito esclamò: “Game. Set. Match McEnroe”.Ecco che successe il finimondo: il pubblico si ribellò contro la decisione arbitrale, gridò, sbraitò, fischiò, lanciò oggetti e addirittura qualcuno fece irruzione di campo. Un finimondo tanto da dover far intervenire la polizia.
Nel corso della storia del tennis, tante sono state le irruzioni di campo da parte di spettatori, nudi e non, che hanno avuto il loro minuto di notorietà. Sicuramente però uno dei momenti più memorabili fu proprio nel tempio del tennis, durante il torneo di Wimbledon. Nel corso della fotografia pre-partita tra Mal Washington e Richard Krajicek, una cameriera, che lavorava nel circolo, entrò nel campo solo con il grembiulino che poi sollevò mostrandosi in tutto il suo splendore al pubblico. I due tennisti guardavano la ragazza sorridenti e un po’ increduli.
Ancora coinvolta, in una delle scene più ilari del tennis, fu Kim Clijsters. Nel 2017, durante un doppio femminile tra ex campionesse di tennis a Wimbledon, uno spettatore urlò dei suggerimenti alla Clijsters. La tennista non si arrabbiò, anzi invitò l’uomo a scendere in campo, il quale stette al gioco e non solo, accettò anche di effettuare un paio di scambi indossando un abitino bianco con gonnellino. Il momento, molto apprezzato da tutti, ovviamente generò grande ilarità fuori e dentro il campo.
E’ stato forse uno dei momenti più chiacchierati quando l’arbitro Mohamed Lahyani, agli Us Open 2018, scese dalla sua sedia, per consolare Nick Kyrgios. L’australiano stava giocando male e stava nettamente perdendo anche il secondo set contro Pierre-Hugues Herbert. Durante un cambio campo l’arbitro, già conosciuto per i suoi modi un po’ eccentrici, scese e disse a Kyrgios: “Ti voglio aiutare, ti voglio aiutare. Ti conosco, sei bravo a giocare a tennis” facendo una sorta di coaching. Avvenimento mai accaduta prima d’ora.
Anche quando sembra aver finito le forze, riesce sempre a racimolare un po’ di energia per un ultimo guizzo. Questa peculiarità, a livello amatoriale, corrisponde al giocare che è definito “muro”, uno dei più tosti da affrontare. Tra gli ex tennisti possiamo annoverare Michael Chang che, con la tenacia e un’enorme fiducia dei propri mezzi senza mai perdere l’umiltà, è riuscuto a portare a casa diverse vittorie importanti. Dei giorni nostri non possiamo non includere Kei Nishikori, Roberto Bautista Agut e l’immenso Novak Djokovic.
una racchetta la rompono sempre. Però tra questi c’è chi ha, nel DNA, il gene dell’ira più possente degli altri, come il nostro Fabio Fognini o il francese Benoit Paire. Anche a livello amatoriale è facile incontrarsi con un nervoso che generalmente si limita a infamarsi senza però rompere nessuna racchetta (perché poi se la deve ricomprare).
Il capostipite di coloro che se la prendono col pubblico o con l’arbitro, non accettando il tifo contro o una decisione a loro sfavorevole, è sicuramente John McEnroe. Le sue scenate hanno fatto la storia e, calcando un po’ la mano, in questo modo ha manifestato il suo estro artistico e originale. Anche oggi non mancano tennisti borderline, che si posizionano tra l’essere spettacolare e l’essere irrispettoso risultando ora simpatici e ora sgradevoli, come Nick Kyrgios e Daniil Medvedev.
. Questa proprietà appartiene solo a coloro che giocano per il gusto di divertirsi, come se dessero sfogo a quella parte, ancora viva in loro, più infantile. Non importa lo sbaglio, ciò che interessa è divertirsi e far divertire. Colpi spettacolari, clowneschi, recuperi scenografici, al limite dell’impossibile fanno parte del loro corredo tennistico. Uno su tutti, il gioioso Gael Monfils fa parte di questa categoria; ma ancora più spinto dalla sola passione del gioco, disinteressato al “sistema” che impone regole, è Dustin Brown. In ambito dilettantistico questa personalità è forse più rara perché necessità una padronanza dei colpi notevole.
anche più vecchio e quindi con più esperienza. L’esuberanza porta con sé colpi veloci e potenti ma al contempo anche una minor precisione che comporta una maggior facilità di errore. E’ una peculiarità che viaggia accanto al coraggio ma anche all’ingenuità che prima o poi tutti i piccoli tennisti devono attraversare. Vengono in mente i giovani Jannik Sinner e Félix Auger-Aliassime. In campo dilettantistico è facile riscontrarla anche i giocatori più esperti che, tirando con forza, prendono questo sport anche come sfogo e uno stacco dalla vita quotidiana.
che nei momenti topici non si fa prendere troppo dall’emozione ma piuttosto sfodera tutte le armi vincenti che ha a disposizione e dà il meglio di sé, vincendo le partite. Tra gli amatori è una personalità difficile da trovare ma tra i professionisti è innata solo nei fenomeni come Roger Federer, Rafael Nadal, Pete Sampras e molti altri. In questa categoria ci sentiamo di annoverare anche Matteo Berrettini che ultimamente ha dato segno di una giusta freddezza che lo ha portato a guadagnarsi numerose vittorie e tornei.Un altro giocatore appartiene a questa categoria: Bjorn Borg. Lo stato di impassibilità, in questo caso, non fa parte di una personalità vera, il giocatore si è imposto di essere glaciale per evitare di farsi catturare dalle emozioni. Evidentemente però questa aridità ha avuto bisogno di uno sfogo: fuori dal campo si e “dato” agli eccessi e ha concluso la sua carriera molto, troppo, presto.


Infatti il primo lo vediamo inaspettatamente intento a cucinare per la moglie Xsica, mentre il secondo, con la consorte Mirka, hanno dichiarato che doneranno un milione di franchi alle famiglie più bisognose della Svizzera colpite dall’emergenza Coronavirus.

